Il nostro contributo all’estinzione – quarta puntata

Giovedì 15 dicembre, dopo una lunga pausa, ecco finalmente di nuovo riunita la Confraternita Estintori. Serata alla fine fortunata: delle nove bottiglie portate in degustazione solo due hanno ceduto alle offese del tempo, mentre le altre sette hanno regalato grandi emozioni e tanti argomenti di discussione come potrete leggere qui di seguito:

Noblesse Riserva 1998 – Cantina Produttori San Paolo
Iniziamo con uno spumante Altotesino dal nome pretenzioso che ha maturato sui lieviti per 10 anni prima di essere sboccato e poi per 8 anni è stato cullato dall’Oblio, affidato alla Penombra, immaginato dalla Curiosità, immolato dagli Estintori.
Nel bouquet l’intensa nota minerale si fonde pienamente a note di pasticceria e frutta secca, in bocca è vellutato, l’acidità è ancora sostenuta e lo mantiene vivo e piacevole. Nei minuti che scorrono la sua evoluzione nel bicchiere sembra il veloce repertorio di un attore trasformista che è sempre se stesso ma cambia le sue maschere da palcoscenico: più fresco all’inizio, poi velluto sulle papille, poi il sentore minerale che asciuga e rivela forza e tensione.
Grande soddisfazione nella beva, una conferma che talvolta anche gli spumanti dopo la sboccatura possono essere dimenticati in cantina, non tutti, non sempre, certamente questo Noblesse.

Pietralava 2011 Durello Monte Lessini – Az. Agricola Cecchin
Una leggerissima naturale evoluzione ossidativa al naso ci mette in preallarme, ma lascia lentamente spazio a tante note di frutta matura, alla decisa nota minerale legata al terreno vulcanico e, dopo qualche minuto, molte erbe fienate ed aromatiche.
In bocca non si ritrova la nota fruttata presente al naso bensì una importante nota sapida che unita all’acidità creano una personalità forte e un po’ scontrosa. Un vino non facile, ma intrigante, che nel corso della serata ha fatto molto discutere, che nel bicchiere evolve molto lentamente con note sempre più complesse. Non è figlio dell’Armonia, ma dell’Insolito, delle Pietre Antiche, da sorseggiare tra i megaliti di Stonehenge nel solstizio d’estate, pregando come gli antichi che il Cielo anche quest’anno sposi la Terra.

Lowengang Alto Adige Chardonnay 1999 – Alois Lageder
Il bouquet è ricco, intenso nelle morbide note legate all’evoluzione in legno, piacevole nei sentori di frutta, in primis la banana e la nocciola, eleganti le note di camomilla e fieno, ancora viva una avvertibile nota verde che alimenta un leggero agrumato, erba luisa e limoncello.
Al palato ricorda il sapore della polpa/buccia dell’uva, pieno, nel finale un retrogusto leggermente amarognolo dà nervo, la freschezza è calata ma la beva è ancora molto piacevole. Vino molto elegante, poliglotta, College in Svizzera, poi Cambridge o Oxford, non azzardatevi a sorseggiarlo in tuta di pile, solo in abito da cerimonia o da sera, meglio con il cappello, magari al Royal Ascot a giugno.

Recioto Classico di Gambellara 2008 – Roberto Zonin
L’azienda ha appena messo in commercio l’annata 2015, quindi trattasi di Estinzione più che certificata.
Dopo otto anni all’apertura il bouquet di questo vino ci suggerisce una leggera nota di distillato per poi lasciare spazio a una vivace nota di erbe aromatiche, la menta e la malva, il fieno e, lentamente, note delicate di frutta. Sorprendente al palato dove si rivela invece ancora grintoso, con una piacevole nota minerale, sapido e fresco. Lascia la bocca pulita, disponibile agli altri vini.
Figlio della Naturalezza, dell’Umiltà, da offrire a San Francesco se passasse da voi, per sorridere con lui della diffusa Bellezza e ringraziare il Creatore delle cose buone che costano poco o nulla, come il sole, l’aria frizzante del mattino, i colori dei fiori. Vino che si può bere con la tuta da ginnastica o con il saio, raccattando le briciole nel sacchetto del panettone, la parte migliore per chi se ne intende..

Passiamo ai rossi:

Entis Oseleta Veronese 2006 – Azienda Agricola Provolo
Vediamo cosa possiamo dire sull’evoluzione di questo antico vitigno veronese che in pochi vinificano in purezza. Si apre con difficoltà al naso, un po’ scomposto con note giovani e terrose insieme, colore da vino di due anni, di un rosso vivo non limpido, ha bisogno di tempo per aprirsi, poi lascia spazio a delle piacevoli note di liquirizia, gesso, diventa polveroso, poi nota di cappuccino ed infine frutta rossa e bacche di bosco, foglie secche che emergono dopo qualche minuto. Al palato si riconosce il carattere un po’ spigoloso dell’oseleta, buona anche l’acidità ben presente, corpo di buona struttura. Vino di insospettata longevità, che non sarà mai elegante, ma di proprio carattere, che si presenta nella sua natura, un Lupo che si avvicina all’uomo ma è figlio del Bosco, non sarà mai guardiano di pecore, alla bisogna se le mangerà. Vino istintivo per accompagnare carni selvatiche e difficili, in serate di luna piena quando gli ululati salgono al cielo ed il Licantropo che c’è in voi vi fa battere forte il cuore

Granato 2002 Vigneti delle Dolomiti – Foradori
Una leggera nota animale in ingresso lascia subito spazio a eleganti profumi di bosco secco, frutta scura matura, carrube, buccia d’uva e poi note balsamiche ed eteree.
In bocca l’acidità è piacevolmente strepitosa, il tannino ancora vivo, il palato rimane pulito e invita a un nuovo sorso. Assolutamente elegante, intrigante, poliedrico e multiforme.
Ottima versione di teroldego, ottima dimostrazione di longevità, niente discussioni su questo vino, solo inchini alla storia ed alla cultura del fare il vino che ci permettono simili risultati. Vino quindi figlio dell’Uomo, del suo lavoro e del suo impegno, del suo agire con la Terra, vino dell’Arca dell’alleanza con lei, vino dell’umano Orgoglio, da bersi sulla Luna guardando dall’oblò il pianeta Marte, sicuri che è solo questione di tempo.

Oliviero Toscani Igt. Toscana 2006
Un supertuscan di shiraz, cabernet e petit verdot, bello e robusto, ma sciolto e scorrevole nella beva, balsamico e ancora in trend positivo nella sua evoluzione. Una avvertibile nota di brett lo rende un po’ ostico ad alcuni di noi, l’argomento non è nuovo e alla fine è molto soggettivo. In bocca gioca le sue carte migliori, scuola un po’ francese, pieno e gustoso senza muscoli palestrati, quindi classe ma non per tutti. Con le pernici, il fagiano o con la pavoncella si intende benissimo, figlio di un gusto francese che ha inventato la classe nel vino, anche se ci immaginiamo per ridere che in Toscana le vigne confinanti di sangiovese del chianti considerino questi vitigni francesi come immigrati senza palle, falsi elegantoni che pure si lavano poco.

Matteo Guidorizzi

Matteo Guidorizzi

Mi chiamo Matteo Guidorizzi e sono un onesto e malpagato docente di materie letterarie in un liceo, ho un’età -anta-tanta ma, per mia fortuna, sono preso da molteplici interessi, a cominciare dal mondo del vino. Sono attualmente socio dell’Ais (Associazione Italiana sommelier), dell’Onaf (Organizzazione nazionale assaggiatori formaggi), Onas (salumi) e sono iscritto all’elenco regionale dei tecnici ed esperti degli oli d’oliva. Insomma ho un naso ed una bocca discreti, li ho ben educati negli ultimi decenni e li uso per setacciare la mia terra veneta e scoprirci le pepite, le cose buone spesso poco note ma legate alle tradizioni alimentari delle nostre genti.
Ecco quindi già rivelate le finalità dei miei interventi in questo blog: parlare del mio territorio e divertirmi, anche in vostra compagnia, se vorrete leggermi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *