Il nostro contributo all’estinzione – prima puntata

Sono il frutto della sbadataggine o, se ci mettiamo un po’ di poesia, dell’oblio.
Sono bottiglie dimenticate in cantina, acquistate perché erano di un buon vino (quello cattivo non si compera), magari che non dovevano restare ad invecchiare, erano pronte per il consumo a breve, ed invece sono rimaste lì.
Un giorno ci fai caso e pensi – cavolo, saranno da buttare, sono passati 4-5 anni o più – invece ne apri una e ci trovi una delizia, una magia fatta dal tempo. Ti precipiti nella cantina produttrice e chiedi se ne hanno ancora di quell’annata, ma è sempre tutto esaurito da almeno un paio d’anni.

Questa rubrica serve a generare rimpianti? Certo che no, per Bacco!

Se abbiamo scoperto un gioiellino, è facile che lo stesso vino di una nuova annata, lasciato questa volta volutamente in cantina, ridiventi a tempo debito un vino buonissimo. Quindi la rubrica serve per dirvi che abbiamo estinto (o terminato come direbbe Arnold Schwarzenegger) con gioia e soddisfazione le ultime bottiglie di quella grandiosa annata, ma vi segnaliamo le potenzialità di quel vino perché anche voi possiate farvi una piccola scorta a futuro godimento. D’altronde mettere via delle bottiglie per i tempi che verranno è prendere con ottimismo la vita ed auto augurarsi che noi ci saremo ancora perchè, per Bacco, abbiamo già il vino!

Il nostro contributo all’estinzione - 1 - I cari estinti

Serata in 5 amici, tutti sommelier di vecchio pelo, entusiasti di contribuire all’estinzione delle seguenti bottiglie aperte un paio di ore prima:

  • Torengo Tai Rosso 2007 azienda le Pignole
    Colore rosso cupo un po’ velato, al naso piccoli frutti rossi, nota di legno, sentori di polvere o cipria, cioccolato bianco, poi leggero balsamico e foglie secche, in bocca ancora una bella freschezza, discreta persistenza, grande finezza ed eleganza.
    Elegante anche il giorno dopo con le note minerali più evidenti.
  • Le Marognole I Corsi Amarone Classico CampoRocco 2005
    All’inizio naso ancora un po’ scomposto e chiuso, ma intenso e in continua evoluzione per tutta la serata. Subito molto meglio la bocca, già ampia e precisa, con una bella freschezza che lo rende agile e piacevolissimo alla beva, gustoso, molto lungo ed avvolgente; quando si precisa anche il ventaglio dei profumi davvero un grande vino.
    Il giorno dopo a pranzo ancora buonissimo con profumi aperti, ampi e avvolgenti, la piacevolezza in bocca è rimasta, bottiglia finita. Anche la prova del giorno dopo è stata superata!
  • Enantio franco di piede 2003, azienda La Prebenda – Terra dei Forti
    Un giro turistico in erboristeria, caffè, orzo, rabarbaro, china, liquirizia, carrube, note balsamiche. In bocca ampio, elegante, lungo e piacevolissimo, sottile e nervoso, ancora con una discreta freschezza, particolare e divertente.
  • Raboso del Piave 2003, Cecchetto
    Colore straordinario rosso vivo che nasconde i 13 anni di età, piuttosto chiuso nel naso dove all’inizio predominano note non eleganti di verdura cotta. Molto lento ad aprirsi, ci vuole ancora un’ora di pazienza perché si aggiusti, ed allora la verdura passa ed escono i piccoli frutti e le note balsamiche. In bocca vivo, molto fresco, guizzante, bel tannino che ancora tira qualche calcio, splendido e di grande beva con carni grasse.
  • Valpolicella Classico 2005, azienda Santa Sofia
    Si apre con difficoltà al naso ma poi lascia spazio a delle piacevoli note balsamiche e un po’ di frutta, al palato si sente che l’acidità è calata ma la beva è ancora piacevole.
    Bello vedere fino a dove può arrivare un vino che sicuramente non era stato creato per durare negli anni.
Matteo Guidorizzi

Matteo Guidorizzi

Mi chiamo Matteo Guidorizzi e sono un onesto e malpagato docente di materie letterarie in un liceo, ho un’età -anta-tanta ma, per mia fortuna, sono preso da molteplici interessi, a cominciare dal mondo del vino. Sono attualmente socio dell’Ais (Associazione Italiana sommelier), dell’Onaf (Organizzazione nazionale assaggiatori formaggi), Onas (salumi) e sono iscritto all’elenco regionale dei tecnici ed esperti degli oli d’oliva. Insomma ho un naso ed una bocca discreti, li ho ben educati negli ultimi decenni e li uso per setacciare la mia terra veneta e scoprirci le pepite, le cose buone spesso poco note ma legate alle tradizioni alimentari delle nostre genti. Ecco quindi già rivelate le finalità dei miei interventi in questo blog: parlare del mio territorio e divertirmi, anche in vostra compagnia, se vorrete leggermi.

Un pensiero riguardo “Il nostro contributo all’estinzione – prima puntata

  • novembre 11, 2015 in 3:50 pm
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    Bellissimo! Onorata di essere dei vostri.
    MG

    Risposta

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