Un Chiaretto da visi pallidi

Lunedì 12 marzo ho degustato in Anteprima a Lazise nella sala riservata alla stampa tutti i 47 Chiaretto di Bardolino ed i 24 Valtènesi Chiaretto presentati.

L’impressione che ne ho ricavato è di una tendenza alla globalizzazione della tipologia Chiaretto, sempre più evidente da qualche anno quanto più cresce la penetrazione di questo vino nel mercato internazionale.
Ho trovato molti “colorini” rosa tenue, lychee o simili, molti vini con note di agrumi già al naso, spesso sapidi o proprio salati, piuttosto aciduli, assai di frequente eccessivamente morbidi, anzi noiosamente morbidi, tutte caratteristiche decisamente volute e cercate dai produttori.

Mi vengono in mente alcuni articoli letti che facevano vedere come le industrie alimentari USA droghino e guidino lentamente il gusto del consumatore medio americano agendo sui tre componenti che alla fine creano una dipendenza gustativa: il dolce con l’acidulo per pulire la bocca dagli zuccheri (coca cola), il salato (patatine fritte, popcorn e salse) e i grassi (hot dog e cibi fritti).
Qui nei chiaretti abbiamo salinità, morbidezza spesso non coerente, freschezza a iosa perché le uve vengono vendemmiate immature, da cui le note di agrume; in questo modo viene tolto dalla scena uno dei principali attori della vicenda, il sole del lago di Garda, rinunciando alla polpa e ai sentori della frutta matura.
Va anche persa la possibilità per i produttori di differenziarsi per la posizione dei vigneti, l’esposizione, le diverse personali tecniche per salvaguardare i punti di forza del loro raccolto. Nelle cantine il processo deve essere rigoroso, non ci sono molte varianti su dei grappoli mediamente acerbi, i vini finiscono per assomigliarsi tutti. Ed è proprio verso i mercati dei consumatori con il gusto drogato-nordico che questi smorti chiaretti da visi pallidi trovano nuovi maggiori sbocchi commerciali.

Mi sento un po’ Comanche, ma preferisco i chiaretti old style, con colori più espressivi, polposi con profumi di frutta, note pepate di spezie tipiche di questo vino, in bocca quasi secchi, per poterci pasteggiare.

Comunque qualcosa di buono ho trovato e vi segnalo quelli che con questi criteri mi sono piaciuti.
Per il Chiaretto di Bardolino 2017 le seguenti aziende: Arduini Ivan; La Cavalchina; Costadoro (il più colorato dei due che presenta); Giuseppe e Gianpietro Girardi; Le Vigne di San Pietro; Poggio delle Grazie; Recchia; Luigino e Claudio Rizzi.
Poco da dire sul Chiaretto Valtènesi, la DOC nata nel 2011 nei comuni gardesani in provincia di Brescia, con un disciplinare che prevede almeno un 50% di groppello. Li ho trovati generalmente scomposti, zuccherosi e a volte con gusti non eleganti di caramelle da poco prezzo. Buoni quelli delle seguenti aziende: Cantina Bulgarini; Cantine La Pergola; Cascina Belmonte; Citari.

Come sapete alla fine vincono i visi pallidi che rinchiudono noi poveri Comanche nelle riserve, ci berremo quel poco colorato che a loro non piace!

Matteo Guidorizzi

Matteo Guidorizzi

Mi chiamo Matteo Guidorizzi e sono un onesto e malpagato docente di materie letterarie in un liceo, ho un’età -anta-tanta ma, per mia fortuna, sono preso da molteplici interessi, a cominciare dal mondo del vino. Sono attualmente socio dell’Ais (Associazione Italiana sommelier), dell’Onaf (Organizzazione nazionale assaggiatori formaggi), Onas (salumi) e sono iscritto all’elenco regionale dei tecnici ed esperti degli oli d’oliva. Insomma ho un naso ed una bocca discreti, li ho ben educati negli ultimi decenni e li uso per setacciare la mia terra veneta e scoprirci le pepite, le cose buone spesso poco note ma legate alle tradizioni alimentari delle nostre genti. Ecco quindi già rivelate le finalità dei miei interventi in questo blog: parlare del mio territorio e divertirmi, anche in vostra compagnia, se vorrete leggermi.

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