Stefano Pizzighella e i nati professori

Oramai è diventata una tradizione per noi, un piccolo gruppo di amici sommelier: tutti gli anni, a fine gennaio, veniamo invitati a cena da Stefano Pizzighella e da sua moglie Giulietta.
La loro azienda (Le Guaite per i vini, Le Sisure per gli oli) si trova sulle colline della Val di Mezzane, frazione di Mezzane di Sopra.

Tradizionale è anche il menù preparato dalla signora Giulietta, lepre e capriolo con la polenta, perché Stefano appartiene da sempre alla tribù dei cacciatori, e di quelli con buona mira.

Ѐ anche l’occasione buona per assaggiare la nuova annata degli oli de “Le Sisure”, di regola tra i migliori di questa valle, e l’amarone prima dell’Anteprima di fine mese (giochino di parole).

L’olio da casaliva denocciolato e l’Amarone 2006 che poi Stefano stappa per la cena, vivacizzano ed esaltano a tal punto il capriolo che c’è l’iniziale timore di una imbarazzante resurrezione della bestiola, come un novello Lazzaro.

Il dopocena è didattico, andiamo nella bottaia dove il padrone di casa sale in cattedra (in realtà sulle barriques) per spiegarci alcune sue scelte produttive. Pesca con la ladra da tre barriques di amarone 2012, tutte francesi, tutte diverse.
La prima ci rende un vino con un deciso fruttato di ciliegie e marasche, senza cadere nella confettura di frutta.
Nella seconda si sente poco la frutta, l’amarone è più verde e chiuso al naso, in bocca meno elegante ma con più nervo, con un deciso tannino in evidenza, ancora un po’ amaro nel finale, comunque un vino più vivo e rustico.
Il vino della terza si presenta con una bella nota di spezie e polvere di cacao, in bocca già gustoso e rotondo.
Fra un anno circa verrà fatto un blend con tutte le barriques a cui seguirà l’imbottigliamento e passerà almeno un altro anno prima di andare sul mercato nel 2018.

L’uso delle botti, ci spiega Stefano, si impara con gli anni, anche sbagliando, non c’è un libro che te lo insegni. Certi legni li ha eliminati, ma non perché fossero cattivi, non andavano bene per il suo vino, per quello che lui alla fine voleva trovare nel suo amarone; con altri legni sta ancora facendo prove ed anche nel fare il blend finale il produttore ha un certo margine di manovra.

L’importante è non fossilizzarsi e provare le cose un po’ per volta. Stefano non crede nei nati professori che fanno subito grandi vini o grandi oli già dalla prima annata. Normalmente si impara un po’ alla volta: a lui per diventare nostro professore ci son voluti diversi anni.

Matteo Guidorizzi

Matteo Guidorizzi

Mi chiamo Matteo Guidorizzi e sono un onesto e malpagato docente di materie letterarie in un liceo, ho un’età -anta-tanta ma, per mia fortuna, sono preso da molteplici interessi, a cominciare dal mondo del vino. Sono attualmente socio dell’Ais (Associazione Italiana sommelier), dell’Onaf (Organizzazione nazionale assaggiatori formaggi), Onas (salumi) e sono iscritto all’elenco regionale dei tecnici ed esperti degli oli d’oliva. Insomma ho un naso ed una bocca discreti, li ho ben educati negli ultimi decenni e li uso per setacciare la mia terra veneta e scoprirci le pepite, le cose buone spesso poco note ma legate alle tradizioni alimentari delle nostre genti. Ecco quindi già rivelate le finalità dei miei interventi in questo blog: parlare del mio territorio e divertirmi, anche in vostra compagnia, se vorrete leggermi.

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