Il Valpolicella e l’altra metà del cielo

Io e Ivana accompagniamo un trio di donne, giovani imprenditrici di Milano, in visita ad alcune cantine della Valpolicella: vogliono iniziare nella loro città una nuova attività nel settore della ristorazione. Sono persone pratiche, riflessive, attente a scegliere i vini per i loro scopi, mentre i loro compagni badano ai bambini di 5-6 anni e li fanno giocare all’aperto. Un’inversione dei tradizionali ruoli familiari che rassicura chi come me preferisce votare una donna, ormai stanco dei politici uomini. Questa gabbia di ruoli è probabilmente una delle ragioni del ritardo nello sviluppo sociale per quelle società che non lasciano libera iniziativa economica anche alle donne. Per fortuna da noi l’altra metà del cielo di Milano beve vino e si organizza per farlo degustare all’intero cielo, me compreso.

Uno, due o tanti possibili Valpolicella?

Giulia Cavedini di Corte Scaletta e il simpatico papà Riccardo ci accolgono in azienda e ci fanno degustare tutti i loro vini. Il più giovane è il Valpolicella 2017 scarico di colore, fruttato, fresco ed asciutto, austero senza residui zuccherini, senza legno, con i tannini ben svolti solo dal Tempo.

L’ultimo loro vino è l ’Amarone del 2012, ciliegie e marasche sotto spirito, boscoso per ricordi di bacche e radici, ampio, tannini ben svolti in botti grandi, lungo, seducente e originale. Entrambi i vini sono “old style”, come si bevevano quarant’anni fa, quindi particolari, scarichi di colore, molto legati al territorio di Marcellise e alla tradizione della valle, di grande freschezza. Devono essere aspettati nel loro lento aprirsi, spiegati a chi li incontra per la prima volta, ma diventano riconoscibili e quasi una firma dell’azienda.

A Corte Adami ci riceve la preparatissima Martina, mentre il resto della famiglia è impegnato nelle pulizie di fine vendemmia. Siamo a Soave, quindi prima degustiamo i bianchi per i quali l’azienda è più conosciuta, i buonissimi Soave e il Cimalta 2019, poi tutti i rossi che si ricavano dai vigneti di proprietà sulle colline di Montorio. Anche qui spendiamo due parole sul Valpolicella e sull’Amarone. Il Valpolicella 2019 è una novità di quest’anno, è un vino molto fruttato e floreale al naso, intrigante, con un corpo più semplice, dissetante, pensato per un bere leggero e quotidiano che ti permette poi di lavorare. L’Amarone 2016 rivela la classica ciliegia, è ancora un po’ chiuso nel naso per gioventù, più pronto in bocca con spezie, tabacco e tannini ben svolti nelle barriques, gustoso con un corpo di buona struttura e un bel colore rubino. Lo stile è forse più internazionale, l’azienda è molto attenta ai gusti dei propri consumatori, i vini sono immediatamente riconoscibili anche da consumatori di non grande esperienza, ma questo è un traguardo che ha comportato precise scelte aziendali in campagna, nella vinificazione e nella maturazione dei vini, non capita per caso.

Due diverse interpretazioni dei vini della Valpolicella, e ce ne sono altre, tutte coerenti e rispettose del disciplinare di produzione. Forse bisognerebbe, invece di cercare la filosofia produttiva migliore o più legittima, godersi le diverse possibilità di scelta a seconda dei diversi consumatori, perché è assolutamente legittimo che uno svedese e una giapponese abbiano gusti diversi dai miei, anche sui Valpolicella, ad ognuno il proprio Amarone da amare.

Corte Scaletta
Via Cao di Sopra, 19
Marcellise (VR)
www.cortescaletta.it

Corte Adami
Via Circonvallazione, 32
Soave (VR)
www.corteadami.it

Matteo Guidorizzi

Matteo Guidorizzi

Mi chiamo Matteo Guidorizzi e sono un onesto e malpagato docente di materie letterarie in un liceo, ho un’età -anta-tanta ma, per mia fortuna, sono preso da molteplici interessi, a cominciare dal mondo del vino. Sono attualmente socio dell’Ais (Associazione Italiana sommelier), dell’Onaf (Organizzazione nazionale assaggiatori formaggi), Onas (salumi) e sono iscritto all’elenco regionale dei tecnici ed esperti degli oli d’oliva. Insomma ho un naso ed una bocca discreti, li ho ben educati negli ultimi decenni e li uso per setacciare la mia terra veneta e scoprirci le pepite, le cose buone spesso poco note ma legate alle tradizioni alimentari delle nostre genti. Ecco quindi già rivelate le finalità dei miei interventi in questo blog: parlare del mio territorio e divertirmi, anche in vostra compagnia, se vorrete leggermi.

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