Carmenère suino

Non sono un tecnico del vino, non mi piace più e non so essere freddo e scientifico quando lo descrivo. Se il vino non mi accende immagini, legami con gli altri mondi che gli girano intorno, persone, paesaggi, tradizioni, cibi, modi di dire o ricordi di esperienze personali, in poche parole se non mi emoziona, perché parlarne?

In Riviera Berica ho di recente incontrato l’ottimo Rosso Carmenère 2016 della Cantina Mattiello. Una sua descrizione asettica ed oggettiva suonerebbe più o meno così: non fa legno, vino dal colore cupo, piccoli frutti di bosco con note vegetali e spezie (pepe); in bocca morbido ed aspretto insieme, un po’ selvatico con note verdi di arbusto, leggera menta e radici, bella mineralità da terreno calcareo, tannini abbastanza morbidi, grande freschezza.

Professionale e tecnico, ma mi intriga di più descriverlo legandolo alle emozioni, per esempio così: il vino è rosso cupo con immediate note erbacee e molte spezie che vagamente richiamano il vin brulè, fiori secchi e molto pepe; in bocca è abbastanza morbido ma fresco, tannico, ruspante, capace di pulire la bocca e tenersela per un bel pezzo. Vien voglia di presentargli il cotechino nella certezza che diventeranno una coppia indivisibile, yin e yang come Stanlio ed Ollio, in dialetto buseta e botòn, perché è certo che i 13 gradi alcolici del rosso con la massiccia immissione in circolo di polipeptidi suini determineranno in voi un picco di endorfine. Detta in parole povere starete molto bene, vi verrà da ridere, vi sentirete piacevolmente focoso ed aitante, lancerete uno sguardo da cinghialone maremmano in primavera alla vostra compagna mettendole una mano sul sedere e poi, per Bacco, un po’di privacy!

I ricordi delle comiche in bianco e nero di Stanlio e Ollio che vedevo da piccolo, la nostrana tradizione del cotechino, la selvaggia Maremma con il cinghiale innamorato, la filosofia cinese ed il dialetto, l’euforia di una bella mangiata in compagnia, anche la mano sul sedere, sono tutte immagini che possono essere suggerite dal vino che anche così dà emozioni. D’accordo, la recensione è un po’ maschilista, ma sono aperto ad altre ipotesi: se è lei che allunga la mano ne prendo 2 casse.

Matteo Guidorizzi

Matteo Guidorizzi

Mi chiamo Matteo Guidorizzi e sono un onesto e malpagato docente di materie letterarie in un liceo, ho un’età -anta-tanta ma, per mia fortuna, sono preso da molteplici interessi, a cominciare dal mondo del vino. Sono attualmente socio dell’Ais (Associazione Italiana sommelier), dell’Onaf (Organizzazione nazionale assaggiatori formaggi), Onas (salumi) e sono iscritto all’elenco regionale dei tecnici ed esperti degli oli d’oliva. Insomma ho un naso ed una bocca discreti, li ho ben educati negli ultimi decenni e li uso per setacciare la mia terra veneta e scoprirci le pepite, le cose buone spesso poco note ma legate alle tradizioni alimentari delle nostre genti. Ecco quindi già rivelate le finalità dei miei interventi in questo blog: parlare del mio territorio e divertirmi, anche in vostra compagnia, se vorrete leggermi.

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