Avvenire cisgenico

Ho partecipato di recente ad una degustazione di Riesling del Reno e della Mosella, grandi vini, sapidi e gustosi, col tempo acquistano piacevoli note aromatiche di idrocarburi. Sapido, anzi salmastro, con decise puzze di idrocarburi è anche il mare quando viene inquinato dal petrolio delle attività estrattive, e dispiace che il referendum sulle trivelle sia stato un flop, in un Paese che vive di turismo.

Eppure l’opinione pubblica è oramai chiaramente orientata ad una vita più “naturale” possibile in tutti gli ambiti, ed anche nel mondo del vino una parte crescente di consumatori apprezza tecniche più corrette e naturali, vorrebbe che nel vino ci fosse solo il frutto della vigna, senza aggiunta di altre cose, neppure cedute da botti nobili di altre piante. C’è, ad esempio, questa nuova moda dei vini maturati nelle anfore, spesso con fermentazioni più o meno lunghe insieme alle bucce anche per i vini bianchi.

Ne ho viste di diverse tipologie e varie dimensioni al Vinitaly ed ho assaggiato diversi vini da anfora al Viniveri di Cerea, pochi quelli convincenti, alcuni discreti, qualcuno sapeva di popcorn più del popcorn. Però là a Cerea si raccoglievano anche le firme contro i Glifosati, si parlava di Etichetta trasparente con l’elenco di tutti gli ingredienti del vino, si collaborava ad un progetto educativo dell’Unesco per sensibilizzare i bambini ai cambiamenti sull’ambiente causati dall’uomo.

Ѐ oramai evidente la presenza nel settore di una lenta conversione a pratiche sostenibili contro diserbi e sostanze pericolose, tanto per l’ambiente che per noi. La malfamata Chimica di sintesi è demonizzata, sembrerebbe il perfetto nemico con cui prendersela, ma ora una sua cugina stretta, l’Ingegneria genetica, mette in commercio dei vitigni cisgenici (quelli in cui il gene viene spostato all’interno della stessa specie, con un risultato del tutto equivalente a quello che si potrebbe produrre con un incrocio, ma in tempi brevi) resistenti alle più comuni malattie, con la prospettiva di ridurre drasticamente l’uso di pesticidi. Già l’anno scorso c’è stata l’iscrizione nel registro nazionale di dieci nuove varietà di vite capaci di resistere meglio di quelle “tradizionali”, dalle quali derivano, alla peronospora e allo oidio. Ma è pur sempre genetica, c’è sempre il timore per il futuro che non tutto si possa prevedere.

Il mondo sta cambiando in fretta, non esiste più il solo bianco o solo nero, o più semplicemente la Chimica e l’Ingegneria Genetica sono strumenti come un coltello: dipende da chi lo usa se è un’arma per fare una rapina o serve per affettare il salame.

Matteo Guidorizzi

Matteo Guidorizzi

Mi chiamo Matteo Guidorizzi e sono un onesto e malpagato docente di materie letterarie in un liceo, ho un’età -anta-tanta ma, per mia fortuna, sono preso da molteplici interessi, a cominciare dal mondo del vino. Sono attualmente socio dell’Ais (Associazione Italiana sommelier), dell’Onaf (Organizzazione nazionale assaggiatori formaggi), Onas (salumi) e sono iscritto all’elenco regionale dei tecnici ed esperti degli oli d’oliva. Insomma ho un naso ed una bocca discreti, li ho ben educati negli ultimi decenni e li uso per setacciare la mia terra veneta e scoprirci le pepite, le cose buone spesso poco note ma legate alle tradizioni alimentari delle nostre genti.
Ecco quindi già rivelate le finalità dei miei interventi in questo blog: parlare del mio territorio e divertirmi, anche in vostra compagnia, se vorrete leggermi.

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