Vini di altri mondi

Ho già scritto delle viti che sanno adattarsi in modo straordinario ai terreni che trovano, ma saltellando sul web ho trovato qualcosa di veramente curioso. In www.vindetahiti.com si parla di 11 ettari di vigne su un’isoletta di un atollo di Rangiroa, un insieme di 250 isole e isolotti con poche centinaia di abitanti, nell’Arcipelago della Tuamotu, Polinesia Francese. Ci sono alcune foto suggestive di questa striscia di terra con i vigneti piantati in questo “motu” o isolotto disabitato, un rilievo sabbioso con un’altezza sul livello dell’oceano che va da cinquanta centimetri fino a qualche metro, difeso dalle onde che si frangono sulle antistanti barriere coralline. Di norma queste isolette sono coperte da palme da cocco ed erbe mangrovie e sono popolate da uccelli e da granchii di sabbia.

Il clima è tropicale caldo con piogge pesanti, senza grandi variazioni termiche tra le stagioni, infatti non esiste l’inverno. La temperatura media annuale è intorno ai 26 °C.

Questo è l’unico posto al mondo dove si pianta la vite sopra sassi o detriti del corallo, su un terreno preparato con sovesci erbosi iniziali e impastato con sabbia per trattenere l’umidità; si irriga quando non piove con acqua che si recupera in sifoni naturali tra le isolette, perché l’acqua dolce è più leggera di quella salata e rimane in superficie. Questo strano terreno dona una nota minerale particolare di pietra focaia, dovuto al calcare del corallo.

Mancando l’inverno, a Rangiroa si fanno due vendemmie all’anno, basta eseguire la potatura dopo la vendemmia e le viti ripartono. Servono anche i granchi della sabbia che vivono, scavano tane e muoiono lavorano il terreno, rendendolo biologicamente attivo e fertile, come i nostri lombrichi.

Dopo molte prove, le varietà che meglio si sono adattate sono il carignan e il muscat d’Ambourg e i nomi dei vini sono graziosamente esotici, il Blanc de Corail, o il Clos du Récif (barriera corallina).

In totale la produzione oscilla tra le 35.000 – 40 000 bottiglie l’anno.

Ecco perché è certo che tra due secoli una colonia di nostri discendenti coltiverà vigneti di nasco su Larimar Dimeron, pianeta di Cassiopea con due soli, uno giallo ed uno azzurro e giorno di 52 ore, il vino si chiamerà Ambrosia e sorseggiandolo al tramonto ti sentirai come un dio dell’Olimpo.

Matteo Guidorizzi

Matteo Guidorizzi

Mi chiamo Matteo Guidorizzi e sono un onesto e malpagato docente di materie letterarie in un liceo, ho un’età -anta-tanta ma, per mia fortuna, sono preso da molteplici interessi, a cominciare dal mondo del vino. Sono attualmente socio dell’Ais (Associazione Italiana sommelier), dell’Onaf (Organizzazione nazionale assaggiatori formaggi), Onas (salumi) e sono iscritto all’elenco regionale dei tecnici ed esperti degli oli d’oliva. Insomma ho un naso ed una bocca discreti, li ho ben educati negli ultimi decenni e li uso per setacciare la mia terra veneta e scoprirci le pepite, le cose buone spesso poco note ma legate alle tradizioni alimentari delle nostre genti. Ecco quindi già rivelate le finalità dei miei interventi in questo blog: parlare del mio territorio e divertirmi, anche in vostra compagnia, se vorrete leggermi.

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