Le vigne migranti

Ho il sospetto che alle vigne dei cambiamenti climatici non importi nulla. Storicamente è da molti secoli che esse seguono gli uomini nei loro spostamenti, così insieme ai francesi sono arrivate in Algeria, o in Canada tra i cervi per fare l’icewine, o nello stato del Rio Grande Do Sul in Brasile seguendo gli emigrati veneti a Nova Bassano, Nova Brescia, Nova Treviso, Nova Venezia, Nova Padua.

Tra il 1886 e il 1897 lasciò il Veneto il 10% della popolazione, 328.794 persone (http://venetinelmondo.regione.veneto.it) che scappavano dalle tribolazioni più o meno come quelli che ora ci arrivano dall’Africa.

Nel Rio Grande Do Sul c’era la foresta da estirpare, serpenti ed insetti pericolosi, anche i banditi e avventurieri come uno, diventato poi famoso, che là fece qualche mascalzonata, poi trovò un ideale, una fanciulla di 17 anni, Ana Maria De Jesus Ribeiro, meglio conosciuta come Anita, e le guerre del Risorgimento da fare in Italia. Garibaldi non era un gran bevitore, però ospite di una marchesa sulle colline di Parma, si innamorò della Malvasia frizzante e la piantò nella sua Caprera.

Le barbatelle con pazienza lasciarono le morbide colline del prosciutto per quella sassaia ventosa circondata dal mare e probabilmente il loro vino fu offerto ai delegati dell’Unione degli Stati del Nord che si recarono a visitare l’eroe dei due mondi nel 1862 per offrirgli di diventare generale contro gli Stati Confederati nella guerra di Secessione.

Alle vigne non importa davvero nulla dei cambiamenti climatici, si adattano pazientemente ai cambiamenti dell’uomo quando questo cerca una Patria, mette su famiglia, progetta un futuro, crede in una nuova vita, o finalmente trova Anita.

Matteo Guidorizzi

Matteo Guidorizzi

Mi chiamo Matteo Guidorizzi e sono un onesto e malpagato docente di materie letterarie in un liceo, ho un’età -anta-tanta ma, per mia fortuna, sono preso da molteplici interessi, a cominciare dal mondo del vino. Sono attualmente socio dell’Ais (Associazione Italiana sommelier), dell’Onaf (Organizzazione nazionale assaggiatori formaggi), Onas (salumi) e sono iscritto all’elenco regionale dei tecnici ed esperti degli oli d’oliva. Insomma ho un naso ed una bocca discreti, li ho ben educati negli ultimi decenni e li uso per setacciare la mia terra veneta e scoprirci le pepite, le cose buone spesso poco note ma legate alle tradizioni alimentari delle nostre genti. Ecco quindi già rivelate le finalità dei miei interventi in questo blog: parlare del mio territorio e divertirmi, anche in vostra compagnia, se vorrete leggermi.

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